Il Circolo Culturale “Edera” e l’Associazione Mazziniana Italiana promuovono il progetto Battì libro 2026 che si presenta come attività di prosecuzione dei progetti realizzati negli anni precedenti: nel 2022 – 2023 aveva come tema l’Europa; nel 2023 – 2024 la partecipazione femminile al Risorgimento; nel 2024 – 2025 la memoria pubblica e il rapporto con la storia attraverso lo studio dei monumenti presenti a Massa dedicati al Risorgimento e alla Resistenza, progetto che ha visto la partecipazione di oltre 150 studenti appartenenti a 4 scuole secondarie di secondo grado di Massa (Liceo Fermi, Liceo Pascoli, IIS Meucci, Liceo Rossi).
Il presupposto da cui parte il progetto per l’anno 2026 è costituito dall’idea che compito della società nel suo complesso, in stretta collaborazione con la scuola, sia favorire in tutti i cittadini e in particolare negli studenti, e ancor più negli studenti che si avvicinano alla maggiore età e che quindi saranno chiamati entro breve tempo a compiere il loro dovere di cittadini con il voto, lo sviluppo di competenze e conoscenze e l’acquisizione di valori che li mettano nella condizione di esercitare i loro diritti di “cittadinanza attiva”: tutto questo sulla base dell’acquisizione di abiti mentali fondati sulla consapevolezza di sé, della propria identità non solo personale ma anche sociale e culturale, sul senso di responsabilità, sul rispetto reciproco in senso individuale e collettivo, sul rispetto della legalità, sulla solidarietà, sull’autonomia come capacità di pensare con la propria testa. Si tratta di elementi che dovrebbero costituire la base per la manifestazione della volontà di partecipazione consapevole alla vita sociale, politica e culturale della comunità di appartenenza, elemento essenziale per la sopravvivenza di una democrazia sostanziale e non recitativa, come lo storico Emilio Gentile definisce il sistema politico basato esclusivamente sulle procedure formali della democrazia.
Negli ultimi decenni invece tale volontà si è notevolmente indebolita soprattutto tra i giovani. Sintomo principale di tale fenomeno è il calo considerevole della partecipazione alle competizioni elettorali e referendarie, ma numerose ricerche condotte su altri aspetti della partecipazione politica confermano tale tendenza. Recentemente l’Istat ha pubblicato i dati di una ricerca relativa all’evoluzione della partecipazione politica diretta e indiretta negli ultimi venti anni in Italia che rivelano un calo nettissimo, rispetto al 2004, nella propensione a informarsi di politica almeno una volta a settimana, che è scesa a meno della metà della popolazione di 14 anni e più, per la precisione il 48,2%. Più di un quarto della popolazione di 14 anni e più (29,4%) non si informa mai di politica nell’arco dell’anno, in valori assoluti circa di 8 milioni e 900mila donne e 6 milioni e 300mila uomini. Ancora più ampia la parte di popolazione che non parla mai di politica (36,9%), pari a più di 11 milioni e mezzo di donne (43,6%) e oltre 7 milioni e mezzo di uomini (29,9%). I livelli più bassi di partecipazione politica invisibile, cioè la partecipazione realizzata soprattutto attraverso l’informazione personale, riguardano i giovani fino a 24 anni e, in particolare, i giovanissimi: si informa di politica almeno una volta a settimana soltanto il 16,3% dei ragazzi di 14-17 anni e poco più di un terzo (34,6%) dei 18-24enni. A non informarsi mai, invece, sono rispettivamente il 60,2% e il 35,4%.
Altre ricerche condotte anche in ambito internazionale sono arrivate alla conclusione che nell’area occidentale è in corso un’erosione, soprattutto tra i giovani, del consenso nei confronti degli elementi fondamentali del sistema democratico, ed è in crescita anche un sorprendente grado di apertura alle alternative non democratiche del sistema politico, con relativa disponibilità ad accettare o addirittura ad auspicare alternative autoritarie. Una erosione che riguarda non solo il sostegno espresso dai cittadini al sistema democratico nel suo complesso, ma anche il grado con cui i cittadini sostengono elementi considerati fondamentali per il sistema democratico liberale come i diritti civili, i diritti delle minoranze, le libertà fondamentali garantite a ciascun cittadino; il tutto si riflette sulla decrescente volontà di portare avanti le cause politiche all’interno del sistema politico esistente che potremmo definire come calo della propensione a partecipare attivamente alla vita politica.
Parallelamente ai risultati di tali ricerche, assistiamo invece ad una volontà di partecipazione di una parte consistente dei giovani alla vita sociale attraverso attività di volontariato strutturato o episodico che rivelano sentimenti e spinte di coinvolgimento umanitario spesso però in assenza di un coinvolgimento direttamente politico.
Il progetto che intendiamo proporre parte quindi dalla domanda “Come leggere l’estraneità dei giovani alla politica?”. L’argomento verrà affrontato tramite l’organizzazione di conferenze aperte alla cittadinanza in grado di offrire occasioni di discussione, di approfondimento e di sollecitazione alla partecipazione attiva al dibattito sulla tematica del rapporto tra cittadino e politica. La prima di queste conferenze si terrà il 12 marzo 2026 presso la sala Consiliare del Comune di Massa e interverrà il giornalista Stefano Folli già direttore responsabile della “Voce” e caporedattore del “Tempo”. Editorialista e poi direttore del “Corriere della Sera, è stato editorialista de “Il Sole 24 Ore” e oggi lo è del quotidiano “La Repubblica”. Ha anche fondato e diretto la rivista di affari internazionali “Nuovo Occidente”.

